Cosa è il disagio, dalla parte del bambino?
In tanti corsi di formazione ci siamo posti, attraverso il gioco, queste domande.
Una collega ci ha detto: «Io, da bambina, mi sentivo triste quando ai giardini raccoglievo dei fiori per mia madre, lei li prendeva, mi sorrideva, ma poi, camminando, li perdeva.»
Spesso dietro alla sofferenza di un bambino c’è un adulto poco attento, adulti che, a diversi livelli, non riescono a tenere nella mente quel bambino.
Quella mamma i fiori li prendeva, ma poi li perdeva, li lasciava andare.
Non era una mamma del tutto disattenta, ma non riusciva a tenere per molto il dono della sua bambina.
Ad un livello metaforico possiamo considerare “fiori” le tante comunicazioni, confidenze, i messaggi che i bambini quotidianamente ci “regalano”. Rimanendo all’interno della metafora, possiamo dire, come dice il proverbio, che ci sono però anche i fiori con le spine; ci sono comunicazioni gioiose, messaggi di affetto, ma anche rivelazioni e segnali di sofferenza.
Ed mi ritrovo molto, come insegnante, nell’immagine della mamma che perde i fiori, penso a quante volte i bambini ci hanno comunicato il loro disagio, la loro sofferenza; ed io, noi, ascoltiamo, accogliamo questi problemi, ma poi, tante volte, li perdiamo per strada, li dimentichiamo.
Come sicuramente abbiamo dimenticato Paolo, un ragazzo di undici anni, che mi ha scritto: «Io ho un problema con i compiti: non è che mi distraggo, è che non riesco a concentrarmi, mi sento come un imbecille che non arriverà a niente. Ho paura di crescere e ho paura di scegliere il lavoro, perchè mi sento capace di niente.
Nessuno crede in me.»
venerdì 25 giugno 2010
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