
Un nuovo Convegno del Centro Studi Hansel e Gretel previsto per settembre 2009
L'idea chiave del Convegno è che per prendersi cura degli altri, soprattutto dei soggetti più piccoli e più bisognosi, è di fondamentale importanza recuperare lo “spirito dell’infanzia”, un atteggiamento mentale di apertura, di speranza, di amore: in questa prospettiva è indispensabile prendersi cura di sé, in modo responsabile con una consapevolezza attenta, benevola e paziente ed in particolare prendersi cura della propria storia e della propria infanzia sia quella riconosciuta, sia quella rimossa. Il Convegno propone il confronto con riflessioni teoriche, ma anche con esperienze di gruppo e con metodologie interattive e soggettivamente arricchenti, per ampliare il confronto con la dimensione del passato che vive nel presente, per stimolare la creatività, per allargare la consapevolezza, per sollecitare in modo non forzoso e doveristico la sensibilità e la disponibilità nei confronti della sofferenza dei bambini e degli adolescenti.
Desideriamo aprire con voi un confronte su questo tema, sia su questo blog che nel nuovo forum, raggiungibile cliccando sul seguente link http://groups.google.it/group/cshg-trauma?hl=it .
Attendiamo vostri suggerimenti, commenti, critiche. Con il contributo di tutti il Convegno potrà arricchirsi di contenuti e proposte.
Da parte nostra vi terremo informati su tutte le novità e gli sviluppi di questa iniziativa.
Claudio Bosetto
Scrivo, rispondendo alla sollecitazione del nuovo forum (che consiglio di visitare) e al desiderio, immediato e istintivo, di esprimere il mio sentimento di coinvolgimento e partecipazione al tema che anima la programmazione del convegno. Troverò il tempo e lo spazio mentale per pensare, anche in modo riflessivo, alla mia esperienza, così da contribuire anch'io in forma concreta, al confronto proposto.
RispondiEliminaDa subito ho voglia di dire che mi piace l'immagine di un convegno che si propone come contenitore di un'esperienza di gioco (dimensione
innata, presente in ogni individuo e nell'esistenza stessa), per stimolare la soggettività, nelle sue componenti razionali ed emotive, a tradursi in comportamenti educativi capaci di empatia; che invita a condividere e a "mettere in gioco" la propria soggettività (umana e professionale), come risorsa fondamentale per la relazione di aiuto e a riconoscere nella capacità di relazione lo strumento primo dell'impegno del ruolo di cura (familiare o professionale, a contatto con bambini, adolescenti o con persone in difficoltà).
Mi piace il presupposto che da credibilità alla teoria quando trova verifica nell'esperienza e l'intento di infondere la consapevolezza che, come una matrioska, il passato vive nel presente e i bambini che
siamo stati negli adulti che siamo.
Ne sono convinta: solo nella fatica di guardare negli occhi ed in profondità, in un dialogo costante tra passato e presente, la propria sofferenza quanto l'energia vitale che permette di affrontarla, ci si può avvicinare alla capcità di sentire, ccogliere la sofferenza altrui e alla speranza di recuperare e riciclare il proprio vissuto, per trasformarlo in sensibilità e responsabilità nei confronti
dell'Altro.
Abbraccio con affetto l'idea della proposta, a nome della bambina che sono stata, confusa di fronte al giudice del Tribunale per i Minori e triste e impotente quando i miei genitori hanno smesso di parlarsi; dell'adolescente esuberante, ribelle, determinata nell'essere autonoma e indipendente; della madre che non sono mai stata; dell'educatrice, con i bambini e gli adolescenti, appassionata dell'impegno nelle comunità per minori; dell'educatrice che oggi, lavorando con adulti in difficoltà, ha scoperto con stupore che gli adulti somigliano agli adolescenti; della donna che sono, con la fatica e la gioia di vivere che è di tutti, consapevole di avere motivi di sofferenza ma anche di avere, per fortuna e più di altri, sperimentato omprensione e amore.
Nadia